Libertà di stampa, Ariane Lavrilleux vince la prima battaglia per la protezione delle fonti

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La giornalista Ariane Lavrilleux sfugge all’incriminazione riguardante un dirottamento di un’operazione dell’esercito francese in Egitto. In ballo c’è la protezione delle fonti dei giornalisti.

È un venerdì 17 di una giornata particolarmente fredda. Sulla spianata di un imponente edificio di vetro e acciaio la cui sommità è coperta da una bruma intensa di gelo, un gruppo di persone è assiepato nell’attesa di qualcosa o di qualcuno.  Qui sorge l’edificio del tribunale di Parigi, a due passi dalla Porte de Clichy e del boulevard Périphérique, una specie di raccordo stradale che s’attorciglia come un lungo serpente fatto di auto incolonnate attorno alla città. Rappresentanti dell’associazione Fonds pour une presse libre (Fpl), l’associazione giuridica Sherpa, il Sindacato Nazionale dei giornalisti francesi (Snj), il media Disclose e Reporters sans frontières (Rsf) attendono l’arrivo della giornalista Ariane Lavrilleux. È stata convocata presso il tribunale di Parigi per essere interrogata da un magistrato specializzato nella lotta al terrorismo, in vista di una possibile incriminazione per “appropriazione e divulgazione di segreti di difesa nazionale”. Ariane Lavrilleux stava semplicemente svolgendo il suo lavoro. Questo caso illustra una pericolosa deriva da parte delle autorità francesi nei confronti dei giornalisti: pedinamenti, perquisizioni e detenzioni, in violazione del principio fondamentale della protezione della riservatezza delle fonti, pietra miliare della libertà di stampa secondo la Corte europea dei diritti umani.

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