Egdar Morin, l’Homme du Siècle, compie 100 anni

Written by

·

Ha compiuto 100 anni ieri 8 luglio 2021 Edgar Morin, l’uomo che ha vissuto la Resistenza, la disillusione comunista, l’effervescenza del maggio-68, la contro-cultura progressista di Berkeley, colui che ha anticipato l’attuale emergenza e sensibilità verso il clima.

Edgar Morin è stato a lungo un homme du siècle. Nato a Parigi da Vidal Nahoum, un mercante ebreo sefardita arrivato in Francia nel 1918, e da Luna Beressi, morta dieci anni dopo per un infarto, il giovane studente di legge e scienze politiche Edgar Nahoum si iscrisse al partito comunista e si unì alla Resistenza nel 1941, diventando Morin. Comunista, ebreo e gollista – “tre peccati capitali all’epoca” – lasciò il partito nel 1951, pubblicando una memorabile Autocritique, e fondò con Kostas Axelos la rivista Arguments, uno spazio di libertà intellettuale dove si ragionava sulla modernità con Marx e Heidegger.

Dopo essere diventato sociologo presso il CNRS, s’interessa ad argomenti fuori dai sentieri battuti. Dopo una ricerca sulle credenze che circondano la morte, si rivolge alla magia del cinema: “Pur essendo intensamente stregati, posseduti, […] non cessiamo di sapere che siamo su una poltrona a contemplare uno spettacolo immaginario. È il regno delle ombre, la caverna di Platone”.

Morin si distingue anche come formidabile analista del presente: nel 1968, i suoi articoli scritti nella foga del momento, con Claude Lefort e Cornelius Castoriadis (Mai 68. La Brèche, Fayard), colgono il senso di questa rivoluzione che non era propriamente una rivoluzione. Negli anni ’90, è uno dei primi, con Terre-Patrie (Seuil), a comprendere la misura della sfida ecologica: “Vivevamo su una Terra astratta, vivevamo su una Terra-oggetto. La nostra fine del secolo ha scoperto il sistema Terra, la Terra Gaia”.

Abbattute le barriere tra le discipline, formalizza un Metodo in sei volumi. In esso, espone la sua idea di “complessità”, che collega la conoscenza alle dimensioni dell’uomo. Secondo il suo amico Régis Debray, è in se stesso che Edgar Morin attinge le risorse per pensare bene: “Un liberale nel cuore che scava nel sociale, un individualista preoccupato della fraternità, un ebreo preoccupato dei palestinesi, un cosmopolita puro che ha il senso della Patria. Che ha attraversato successivamente il nazismo, lo stalinismo e il neoliberismo senza mai perdere l’orientamento e la testa”.

Più che un uomo-centro, Edgar Morin è in realtà un uomo-orchestra che ha cercato di suonare tutti gli strumenti della conoscenza, di cogliere tutti i segni del nuovo per meglio cogliere la singolarità dell’umano e dirigerci verso una nuova “Via” di civiltà.

Classificazione: 1 su 5.

Lascia un commento